Un sì deciso. La sospensione della riforma delle pensioni francesi fino a gennaio 2028 è stata approvata in Assemblée, in prima lettura, con 205 voti a favore e 146 contro. Gli astenuti sono stati 100. In base alla norma votata, l’innalzamento dell’età legale - di riferimento - per i trattamenti previdenziali sarebbe congelata: i nati nel 1964 andranno in pensione a 62 anni e 9 mesi e non più a 63 anni come prevedeva la progressione verso i 64 anni varata con la riforma. Resta bloccato a 170 anche il numero dei trimestri di contributi, su cui si basa il sistema di calcolo in Francia.

Ora la parola passa però al Sénat, i cui componenti sono scelti dagli enti locali, esprimono soprattutto i partiti tradizionali, e raccogliere il consenso potrebbe diventare complicato. Un primo passo è stato però compiuto, e il significato politico è decisamente molto forte. Non è soltanto un via libera al Governo di Sébastien Lecornu che ora può davvero sperare di poter votare le due Finanziarie francesi, quella dello Stato propriamente detto, e quella della Sécurité sociale, alla quale appartiene l’articolo 45 bis ora approvato.

La norma è stata anche approvata da una coalizione in parte inedita, anche se il trasferimento delle responsabilità all’Assemblée, voluto da Lecornu, non lo rende uno scandalo. Hanno votato sì la maggior parte dei socialisti e degli ecologisti a sinistra (con qualche astenuto e nessun contrario), e del Rassemblement national della destra radicale. I deputati macroniani si sono astenuti (con tre favorevoli e cinque contrari), mentre hanno votato contro il gruppo Horizons dell’ex primo ministro Edouard Philippe, i comunisti e, alla sinistra estrema, La France Insoumise. I Républicains si sono divisi: 8 a favore, 25 contro, 9 astenuti; e così il gruppo dei democratici del predecessore di Lecornu, François Bayrou (11 a favore, uno contro, 18 astenuti).