La polemica tra maggioranza e opposizione sulla definizione di ceto medio, ovvero quella parte, assai numerosa fino alla crisi sistemica del 2009, ritenuta il più diffuso portatore di spesa grazie a un reddito medio adeguato che fino ad allora era oltre i 50mila euro netti. Adesso è in discussione quale peso abbia ancora e soprattutto da quale livello in su e fino a quale si possa ritenere ceto medio. I dati dei maggiori organismi di ricerca continuano a confermare che la famiglia italiana sia in posizione apicale in Europa per la capacità di risparmio, la proprietà della abitazione, l'entità dei depositi bancari e degli investimenti finanziari. Sciorinando pero i dati emergono una realtà in chiaro scuro, la media dei depositi bancari si attesta intorno ai 15mila euro, ma beni 2/3 sono inferiori del 20%, solo 1/6 del totale è nella fascia tra i 12 ei 50 mila euro e meno del 7% ha un deposito tra i 50 ei 250mila euro. La proprietà di una casa riguarda oltre il 75% delle famiglie, sono però oltre 5 milioni le famiglie, ovvero più di 1/4 del totale, che vivono in affitto.
Per quel che riguarda i risparmi in strumenti finanziari, l'Italia si posiziona al quarto posto del mercato degli investitori in Europa, con oltre 15 milioni di italiani che investono in strumenti regolamentati, fondi d'investimento intorno ai 2/3, poco meno di 1/3 direttamente in azioni, mentre i titoli di Stato sono particolarmente presenti nel portafoglio dei piccoli risparmiatori. Negli ultimi anni sta prendendo piede la fornitura di prodotti previdenziali integrativi. In generale solo circa il 25% degli italiani punta investimenti finanziari, persistendo una prevalenza di liquidità ferma sui conti correnti o investimenti in strumenti più tradizionali, come i titoli di Stato percepiti come meno rischiosi. Il dato sui depositi e del ricorso limitato agli strumenti finanziari, evidenzia che gli italiani sono meno “ricchi” di quanto si pensa, o almeno lo sono ufficialmente, cassette di sicurezza a parte.












