Basta un morso nei campi coltivati o durante un viaggio in una zona tropicale per scatenare una reazione grave: dolore intenso, gonfiore, convulsioni, fino a danni permanenti o addirittura alla morte. I serpenti, che spesso si nascondono tra l’erba o nella vegetazione bassa, sono da sempre una delle insidie più pericolose. E un terrore atavico dell’umanità.

Gli antidoti tradizionali

Oggi per produrre gli antidoti esiste un procedimento collaudato: vengono anzitutto iniettate piccole dosi di veleno ad alcuni animali, di solito i cavalli. In seguito a ciò, il loro organismo reagisce producendo sostanze difensive, che vengono poi estratte dal sangue e trasformate in laboratorio in farmaci da somministrare alle persone colpite.

Questi sieri presentano, però, tre limiti principali: il primo è che la loro realizzazione dipende dal plasma animale, con risultati disomogenei e difficili da riprodurre in modo standardizzato; il secondo è che ogni preparato è efficace solo contro una singola specie o al massimo contro un piccolo gruppo; il terzo è che richiedono una conservazione in ambiente refrigerato.

Proprio questi vincoli rendono quasi impossibile l’uso tempestivo di tali terapie in molti territori dell’area equatoriale, a causa della mancanza di strutture sanitarie e di sistemi di mantenimento della temperatura. Le conseguenze sono drammatiche, con migliaia di morti ogni anno.