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12 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:04
Georges Salines parla come un papà. Quando si presenta, mentre dosa ogni pensiero che riguarda la morte di sua figlia Lola e si concentra sulle conseguenze. Ogni volta che si sforza di capire l’atroce assurdità che è avvenuta il 13 novembre 2015. Ordina un caffè, si apre appena il cappotto nero e con la voce calma ripercorre per l’ennesima volta il vortice che lo ha portato lì. Sono passati dieci anni da quando ha incrociato per l’ultima volta la sua Lola in piscina e l’ha salutata. Fa un sorriso : «Eravamo amici noi due. Come padre e figlia certo, ma molto legati». Erano le 12, lei non ha detto che la sera sarebbe andata al Bataclan, lui l’ha scoperto di notte quando il fratello ha chiamato a casa. Da lì l’impensabile : quasi 24 ore per avere la conferma della morte, per sapere che «un gruppo di giovani della sua età, belgi e francesi, hanno ritenuto opportuno andare a sparare su ragazzi coetanei, a caso, perdendo la vita nel mentre». Lì un bivio, anche se Salines sembra non aver mai avuto dubbi su cosa scegliere : «E’ così assurdo, che odiare non aveva senso». E poi c’era già troppa tristezza. Lui, medico, di fronte a persone con un problema così grande, dice che ha la «tendenza a volerli curare». E soprattutto, «capire». Così, subito dopo, si mette a leggere e studiare tutto il possibile sullo Stato islamico e la radicalizzazione. Va a parlare nelle scuole e incontra le mamme di altri jihadisti. E lì, non solo si accorge del loro dolore, ma lo confronta con il suo: «Loro avevano già perso i loro figli perché si erano allontanati». Salines fa un’altra scelta: accetta l’incontro con il papà di uno degli attentatori del Bataclan, Samy Amimour e accetta di scrivere un libro insieme. Poi, va nelle carceri e incontra due terroristi del commando del 13 novembre: «Lì ho visto a che punto sono uomini comuni. Io non ho saputo niente di nuovo, ma spero che a loro sia servito». Guardare oltre è l’appiglio. Il ricordo di Lola è «chiuso in una capsula» : «Ci viviamo a fianco, ma ogni tanto si apre». Georges Salines descrive quella ragazza che aveva solo 28 anni come se fosse ancora nella stanza, come se la nuotata in piscina fosse di poche ore prima : «Ci sono tante etichette che posso usare. Ma semplicemente era mia figlia e la amavo molto».







