L’Italia sta dimostrando di essere ampiamente all’altezza di Paesi con una (presunta) maggiore tradizione nell’innovazione tecnologica. Già dal 2022, grazie all’erogazione dei fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il nostro Paese si è attivato per avviare progetti che coinvolgessero aziende, università ed enti di ricerca in una serie di iniziative per lo sviluppo di tecnologie e strategie per il digitale.

Un esempio rilevante è l’investimento previsto nell’ambito del progetto “Cybersecurity, nuove tecnologie e tutela dei diritti”, inserito all’interno della Missione 4 “Istruzione e Ricerca” del PNRR per la realizzazione di un ecosistema nazionale di eccellenza nella ricerca e nell’innovazione sulla cybersicurezza.

A questo scopo si è formato il Partenariato Esteso PE 14 - Serics (Security and Rights in the CyberSpace), che ha visto la Fondazione Serics come soggetto attuatore. Fin da subito l’ente pubblico di ricerca ha introdotto un approccio multidisciplinare che considerasse contestualmente gli aspetti tecnologici, giuridici, sociali ed economici della cybersecurity.

Dieci spoke tematici per la cybersicurezza

In circa tre anni, circa cento partner hanno lavorato sotto la guida di un hub coordinatore, sviluppando dieci “spoke tematici”: dalla lotta alla disinformazione alla crittografia post-quantistica, dalla protezione delle infrastrutture critiche alla gestione dei dati nell’era dell’intelligenza artificiale.