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Fascicolo fermo in Procura, ma va avanti la narrazione del mandante politico
Buio pesto. Il fascicolo in Procura antimafia per "danneggiamento aggravato dal metodo mafioso" sulla bomba carta a Sigfrido Ranucci è così pieno da essere vuoto. Non c'è una pista privilegiata, non ci sono ancora perizie a supporto del pm Carlo Villani. È enorme la mole di immagini da scrutare fotogramma per fotogramma, le ore di girato delle 40 telecamere della zona, riversate nelle memorie da svariati Tera comprate ad hoc, sono costantemente visionate da parte della Digos e dei carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati e di via In Selci, coordinati dalla Dda con l'aggiunto Ilaria Calò e il pm Carlo Villani. Uno stallo scientifico-investigativo che non aiuta a dissipare i contorni della storiaccia che vorrebbe il governo "mandante" della "bomba carta potenziata", collocata lo scorso 16 ottobre davanti al cancello di casa Ranucci a Campo Ascolano di Pomezia, tra la Ford Ka della figlia e la sua Opel Adam ed esplosa alle 22.17. In Antimafia (e in Vigilanza Rai) Ranucci ha chiesto di secretare l'audizione dopo la domanda del senatore M5s Roberto Scarpinato, secondo cui dietro la bomba ci potrebbe essere il pedinamento dei servizi segreti già ipotizzato dal vicedirettore Rai, a suo dire innescato dal sottosegretario a Palazzo Chigi Giovanbattista Fazzolari dopo una puntata su Moro, Capaci e l'omicidio di Piersanti Mattarella e la puntata sul papà di Giorgia Meloni.






