La battaglia per mettere fine allo shutdown negli Usa è tutt'altro che finita, con la strada per confermare l'intesa raggiunta che resta in salita.
E mentre i disagi per milioni di americani continuano, con il caos nel trasporto aereo e il taglio dei fondi ai buoni pasto, la palla passa ai deputati, chiamati ad esprimersi sul compromesso approvato dal Senato ma che non include la contestata estensione dei sussidi all'Obamacare.
Se i repubblicani resteranno uniti non avranno alcun problema ad approvare la misura. Il rischio però è quello delle defezioni che, data la risicata maggioranza dei conservatori alla Camera, potrebbe mettere a rischio il voto. Diversi falchi dei conti pubblici si sono già detti scettici, osservando come il provvedimento non fa nulla per ridurre il deficit e il debito.
Lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha ostentato sicurezza, dicendosi sicuro che il partito repubblicano resterà compatto, grazie anche alla pressione di Donald Trump sugli indecisi. A differenza del leader dei repubblicani in Senato, John Thune, lo speaker della Camera non ha mostrato alcuna apertura a un voto sui fondi all'assistenza sanitaria, attirandosi l'irritazione di molti conservatori convinti che la sua sia una strategia perdente. Una chiusura sull'Obamacare - è il timore - potrebbe ricompattare i democratici e offrire loro un tema da cavalcare per le elezioni del 2026.
















