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Ultimo aggiornamento: 20:10
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Cgue) ha respinto in gran parte il ricorso presentato dalla Danimarca e sostenuto dalla Svezia, volto ad annullare integralmente la direttiva Ue 2022/2041 sui salari minimi. La sentenza conferma la validità del quadro normativo, compreso l’obbligo di promuovere la contrattazione collettiva. Decisione che viene definita “una pietra miliare” dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Mentre la sinistra europea festeggia e in Italia opposizioni e Cgil pungolano la premier Giorgia Meloni sull’introduzione del salario minimo legale che la maggioranza ha sempre respinto e che, del resto, nemmeno l’odierna sentenza impone. Per i Paesi come Danimarca e Italia, che definiscono i salari minimi esclusivamente tramite contratti collettivi, la sentenza conferma che la direttiva “non impone l’obbligo di introdurre un salario minimo legale né di dichiarare i contratti collettivi universalmente applicabili”. La Corte ha invece annullato due specifiche disposizioni della direttiva, rivolte agli Stati membri in cui sono previsti salari minimi fissati per legge e riguardanti la loro determinazione o l’aggiornamento, che sono state ritenute troppo invasive nelle competenze nazionali.






