È un'immagine preoccupante, che purtroppo sta diventando sempre meno inusuale nei centri per la cura del diabete di tutto il mondo: sono sempre più numerosi i giovani e persino gli adolescenti ai quali viene diagnosticato il diabete di tipo 2, una condizione una volta definita dell'adulto, se non addirittura dell’anziano. E i dati presentati agli ultimi congressi di diabetologia internazionali, da quello americano (ADA) a quello europeo (EASD) descrivono un quadro allarmante: l'incidenza del diabete di tipo 2 in età giovanile è in aumento esponenziale in tutto il mondo. E l’Italia non fa eccezione.

«Stiamo assistendo ad una traslazione dell'incidenza verso età sempre più giovani che non ha precedenti - commenta la professoressa Raffaella Buzzetti, Presidente della Società Italiana di Diabetologia e Ordinario di Endocrinologia alla Sapienza Università di Roma -. Se non invertiamo questa tendenza, rischiamo di avere generazioni future con una aspettativa di vita inferiore a quella dei propri genitori a causa delle complicanze croniche del diabete. Di vedere cioè nei prossimi anni dei trentenni con complicanze tipiche della mezza età, come retinopatia, nefropatia e malattie cardiovascolari. Il diabete di tipo 2 pediatrico è infatti ancora più aggressivo di quello dell'adulto».