Torna a casa, da mamma Roma, con un viaggio che ispeziona quartiere per quartiere, quasi fosse un Tuttocittà sonoro. Lo fa caricandosi sulle spalle quintali di nostalgia per un tempo che pare ormai essersi dissolto e lo avverti fin dalle prime tracce del disco, disseminato di beat scarni, di atmosfere cupe, rarefatte. Anche la voce è diversa: si rompe, è più cruda, a tratti struggente. Carlo Luigi Coraggio – per tutti Carl Brave – porta domani sera a Firenze (Teatro Cartiere Carrara, dalle 21:00) questo personalissimo viaggio a ritroso. Notti Brave Amarcord Tour è il giro per i palchi italiani che riprende il nome dall’ultimo album. Che è una somma di molte parti, tra chitarre acustiche spoglie, fiati e pulsazioni elettroniche che si mescolano col rap e l’indie. Così il cordone ombelicale parzialmente reciso dopo Notti Brave, con i dischi Coraggio e Migrazione, si riavvolge. Anche se le cose, adesso, sono decisamente cambiate.

Il disco suona come un ritorno alle origini, ma in mezzo sono passati anni. In cosa si sente più cambiato e cosa, invece, è rimasto?

“Questo album è un ritorno all’ingenuità e alla sincerità iniziali. Non ho voluto seguire strutture o regole discografiche, ho lavorato molto de panza. Nel frattempo è cambiata la voce: quasi non mi riconosco più. Anche a livello di linguaggio ho montato su più roba, mentre il primo album era più scarno. Io cerco sempre di cambiare, di non fare mai un lavoro uguale all’altro. Mi sento molto migliorato anche a livello produttivo, e più consapevole. Se voglio fare la hit estiva so dove mettere le mani, così come se preferisco scrivere una cosa di petto. Quel che è rimasto è l’istinto”.