Autunno del 2020, scuola media Lozer ma non solo. Sta per arrivare la seconda ondata della pandemia, quella che avrebbe mandato definitivamente in cantina la speranza - soprattutto quella dei giovani - in un rapido ritorno alla normalità. Alla vita. Dai banchi degli istituti scolastici pordenonesi si leva un grido d'allarme, che resterà inascoltato. Sottovalutato, per usare un eufemismo. «La violenza giovanile a Pordenone nasce allora, dalle scuole medie».
Non sono sensazioni, ma parole dei dirigenti scolastici. Uno è Piervincenzo Di Terlizzi, che oggi è a capo del Kennedy. «Le prime segnalazioni di risse tra i giovanissimi risalgono proprio al 2020 - ricorda -. E ora quei ragazzi sono alle superiori». Senza essere cambiati. In cinque anni, con poche contromisure e senza un virus a chiudere le persone in casa, il fenomeno eccolo qui. Esploso nella sua interezza quasi quotidiana. Fino alle scazzottate della stazione. Una, due, tre di fila.
«A scuola - spiega oggi il dirigente della Lozer e del Comprensivo Pordenone Sud, Vladimiro Giacomello - si vive ancora in un ambiente controllato. Ma percepiamo un segnale preoccupante: l'età della "prima violenza" si sta pericolosamente abbassando. E anche nelle classi vediamo l'emergere di comportamenti che diventano presto problematici».






