Cambia l’“identikit” del paziente con tumore della prostata in stadio avanzato. Quasi 6 uomini su 10 con la malattia metastatica, infatti, si mostrano “proattivi” nei confronti della propria malattia e desiderano essere coinvolti nelle scelte sul proprio percorso di cura. Volendo schematizzare, è possibile riconoscere tre diversi “profili”: uno “tormentato”, uno “fatalista” (più passivo) e uno “risolto”, di chi ha raggiunto un equilibrio emotivo. A identificarli e a raccontarli è un’indagine condotta da Elma Research per Novartis in occasione del mese dedicato alla prevenzione dei tumori maschili. La survey - che ha coinvolto 64 pazienti italiani con un’età media di 65 anni alla diagnosi e un decorso della malattia di almeno 5 anni - è stata presentata a Milano nel corso dell’evento “Ritmi di cura per la salute maschile”.
Novembre, mese della prevenzione maschile. Gli screening e le visite
DI IRMA D'ARIA
I tre stati emotivi dei pazienti
Il paziente “tormentato” (28% del campione) è tipicamente più giovane della media (61 anni alla diagnosi) e nella maggior parte dei casi (83%) ha un tumore metastatico fin dall’inizio. Vuole avere un ruolo attivo nei confronti della malattia con cui deve convivere, ma le emozioni principali sono la rabbia e il senso di ingiustizia. Non vi è ancora l’accettazione, ma si riscontra una profonda consapevolezza che porta a cercare il cambiamento e a manifestare grande aspettativa nei confronti dei medici e delle terapie. È pronto a cambiare medico o centro e, pur essendo aderente ai trattamenti, vuole mantenere il controllo, cercando informazioni sulla patologia e sulle cure disponibili.







