Pochi conoscono la Pontiac Pegasus, un progetto segreto degli anni '70 che sintetizzò insieme il motorismo americano con quello italiano. Nascosta per decenni negli archivi della General Motors, la Pegasus – nomen omen – era essenzialmente una Pontiac Firebird di seconda generazione con un cuore rampante: un motore V12 Ferrari.
La pazza idea venne in mente al leggendario capo del design di GM, Bill Mitchell, noto per la sua ammirazione per lo stile e le prestazioni delle vetture europee. Mitchell desiderava dimostrare che un'auto americana poteva competere con le Gran Turismo del vecchio continente e, soprattutto, voleva spingere i suoi ingegneri a confrontarsi con una meccanica molto diversa dai classici V8 yankee.
Un Cavallino sotto al cofano
Base di partenze del progetto, come accennato, fu la Pontiac Firebird del 1970: sotto la direzione di Mitchell, il team di design ridisegnò il frontale per incorporare elementi di design (nemmeno troppo velatamente) ispirati alla Ferrari, come la griglia anteriore, la fanaleria e le prese d'aria laterali.
Ma ciò che trasformò la Pegasus in una leggenda fu, appunto, il suo propulsore. Sotto il cofano fu installato un V12 Colombo da 4,4 litri proveniente dalla Ferrari 365 GTB/4 Daytona. Il motore, dotato di alberi a camme in testa e di sei carburatori Weber, produceva circa 352 cavalli di potenza massima a un regime di giri elevato. Una ricetta tecnica sconosciuta dalle parti di Detroit.






