Sara Misir è una pilota d’auto e di barche elettriche da corsa. Con le prime corre nel campionato GT3 caraibico, con le seconde è una delle donne che sfrecciano a 50 nodi nell’E1 Series, il circuito delle barche elettriche da corsa “volanti” (foiling) che si è appena chiuso a Miami, dove Sara e il suo compagno di squadra John Peeters hanno terminato la stagione 2025 con un terzo posto assoluto. «Siamo soddisfatti, ma c’è anche un po’ di amarezza perché potevamo giocarci il titolo», ci dice Sara appena terminata la cerimonia di premiazione. Scende dal palco con la bandiera giamaicana al collo. E quella italiana? «Vorrei portarla con me, ma non è consentito».
La barca di Team Blue Rising a Miami (F. Asal)
Le corse dopo l’equitazione
La storia personale di Sara parte da lontano, da una vacanza della madre in Giamaica, dove incontra l’amore e dove si stabilisce. Qui nasce lei, qui nasce il fratello. “Ora mamma, dopo 27 anni, è tornata in Italia, perché mio fratello è affetto dalla sindrome di Down e il sistema italiano è migliore per accudirlo e curarlo”, dice.
In parallelo, la sua storia sportiva. «L’equitazione in Giamaica a partire dai 3-4 anni. Era la mia passione, ho cavalcato anche in Cile, Guatemala, Colombia, nei Caraibi e anche in Italia. Sognavo di andare alle Olimpiadi, a rappresentare la Giamaica. Ma quando ho compiuto 17 anni, proprio nel giorno del mio compleanno, ho avuto un incidente di gara: il mio cavallo si è inciampato sull’ostacolo, io sono caduta dalla sella, in piedi e per tirarmi su con le redini l’ho spaventato: ha scalciato e mi ha colpito con uno zoccolo in faccia, spaccandomi la mandibola, il naso, l’orbita di un occhio. Era stata una reazioni naturale per il cavallo…».






