Utilizzare il termine architettura inclusiva e non soltanto architettura accessibile illumina già sulla natura del progetto. Non basta, infatti, che un qualsiasi edificio sia privo di barriere architettoniche, è fondamentale che sia pensato per tutti. Per esempio, chi utilizza una carrozzina elettrica ha bisogno di spazi più ampi, persone con limitata visibilità necessitano di colori che creino contrasto, frequentatori con disabilità cognitive necessitano di un’illuminazione adeguata, una buona acustica e percorsi privi di ostacoli.
Design for All , inziativa che si è svolta nei giorni scorsi a Milano, cura il rapporto tra i progettisti e le persone disabili per trovare soluzioni che possano essere adeguate alle esigenze di tutti, evitando la tendenza a standardizzare. In passato si pensava prevalentemente a soluzioni che agevolassero persone non vedenti, oppure disabili che utilizzavano carrozzine manuali, probabilmente perché le persone con gravi disabilità difficilmente uscivano di casa. Nel corso degli anni, per fortuna, la situazione è cambiata e le persone disabili hanno iniziato a muoversi nel mondo e a battersi per i propri diritti. L’architettura inclusiva deve diventare un criterio importante nel mondo dell’edilizia e un obiettivo sociale, in modo che in futuro sia un fatto naturale, scontato che gli edifici possano essere frequentati da tutti.






