LIDO (VENEZIA) - Un'attesa lunga 355 giorni, tra dieci sarà passato già un anno: il conto alla rovescia che nessuno avrebbe, mai, voluto fare. Era infatti il 15 novembre 2024 quando Alberto Trentini, cooperante veneziano di 46 anni, è stato arrestato in Venezuela dove era arrivato all'interno di un progetto con un'organizzazione non governativa per portare aiuto e cure sanitarie ai disabili del luogo.

Dopo alcuni segnali positivi di speranza, che si auspicava potessero portare a una imminente liberazione, ora la nuova situazione internazionale con la tensione tra gli Stati Uniti di Trump e il Venezuela di Maduro, ha fatto aumentare al Lido l'angoscia perché la svolta tanto attesa della liberazione non è ancora giunta.

«Difficile decifrare cosa possa accadere racconta il coordinatore nazionale di Articolo 21, Giuseppe Giulietti del resto sia Nicolas Maduro che Trump sono due personaggi assolutamente imprevedibili e irrispettosi dei diritti umani. Da parte nostra rimaniamo in silenzio, per non turbare il lavoro, ma anche in vigile attesa. Continuamo a fare il nome di Alberto e a illuminare a giorno la vicenda finchè non sarà tornato a casa. C'è chi interpreta questa nuova situazione internazionale come un ulteriore ostacolo o complicazione, e chi invece spera che per guadagnare ulteriore credibilità Trump si possa adoperare attivamente per la liberazione dei prigionieri europei, tra i quali appunto anche Alberto. Per noi le interpretazioni non contano. L'unica cosa che ci interessa è che Alberto torni a casa».