Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
L'ex premier varò sconti doppi agli attuali. In Italia il ceto medio più tartassato: in Francia si paga il 13% in meno
Mentre maggioranza e opposizione continuano a sfidarsi sul taglio dell'Irpef voluto dal governo e sui rilievi di Bankitalia, Corte dei Conti, Upb e Istat, c'è il giornale online Open che mette a confronto le misure del governo Meloni con quelle varate dal governo Draghi nel 2021 per la legge di Bilancio, parlando del "più grande sconto Irpef ai ricchi fatto da Mario Draghi". "Oggi è stata abbassata infatti una sola aliquota, dal 35 al 33 per cento dai 28 ai 50 mila euro lordi (2.400 euro netti mensili circa), e il beneficio massimo di 440 euro lordi è stato esteso fino ai 200 mila euro lordi di reddito (poco meno di 8 mila euro netti al mese)", premette il direttore Franco Bechis. Che ricostruisce come allora le aliquote ritoccate furono tre. La prima aliquota, del 41%, fu cancellata. La seconda, del 38% per i redditi fra 28 e 50 mila euro, fu abbassata di 3 punti, portandola al 35% attuale. La terza aliquota toccata fu quella fra 15 e 28 mila euro lordi, abbassata di due punti dal 27 al 25 per cento. Per un beneficio massimo della manovra Draghi sull'Irpef di 765 euro, quasi il doppio dei 440 euro attuali. "E ne beneficiarono senza alcun limite anche i redditi più alti, perfino quelli milionari", sottolinea Open. Che rileva: "Sulla legge di Bilancio 2022 quelle stesse considerazioni furono fatte mostrando coerenza e terzietà solo dall'Upb. Le altre due autorità restarono invece mute sull'Irpef. Non una parola dalla Banca d'Italia, che poteva essere in imbarazzo a criticare un ex Governatore". E a votare lo sconto di 765 euro ai milionari furono anche il Pd e il M5s.






