TRIESTE - La mannaia della Corte costituzionale croata cala sull’Istria. Un quinto degli articoli del suo statuto regionale, infatti, sono stati abrogati e tra questi molti riguardano in modo diretto i diritti della minoranza italiana. Una bella doccia fredda anche per i negoziati bilaterali tra Roma e Zagabria, avviati con grande impeto dal governo Berlusconi e che dovranno servire per rivedere e rileggere il trattato di Osimo e gli accordi di Roma con la ex Jugoslavia. I giudici dell’Alta Corte hanno ammesso il concetto di “autoctonia” della nostra minoranza (originariamente pesantemente boicottato dalle autorità centrali croate) lasciandole la possibilità di esibire i propri simboli nazionali e il diritto all’istruzione a tutti i livelli (compreso quello universitario).
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14 Gennaio 2025
Hanno però cancellato la pariteticità della lingua italiana, ossia le varie forme di bilinguismo, hanno tolto il diritto di porre il veto sulle questioni che riguardano la tutela stessa della minoranza, mentre l’Unione italiana non viene riconosciuta più come unica rappresentante dell’etnia. Cancellati anche i riferimenti agli accordi internazionali quali il memorandum di intesa tra Croazia e Italia sulla tutela della minoranza italiana in Istria. La contea di Istria ne esce poi ridimensionata pure per le prerogative in materia fiscale e potrà d’ora in poi avere solo "abitanti", non più "cittadini". "Rimane un’autoctonia svuotata dei suoi contenuti", commenta un arrabbiatissimo Furio Radin, deputato italiano al Sabor di Zagabria. "L’avere annullato tutti i diritti in blocco degli italiani, pur mantenendo il principio dell’autoctonia - sostiene Damir Kajin, presidente dell’assemblea della contea - può essere interpretato come un messaggio ad altre minoranze di altre regioni croate che, richiamandosi allo statuto istriano avrebbero potuto pretendere un’eguale tutela".







