Nell’ormai classico consuntivo di inizio novembre concesso in esclusiva a Federico Ferri di Sky Sport - forse più atteso della conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni, peraltro traslocata a gennaio inoltrato -, Jannik Sinner ha detto che le Nitto ATP Finals “sono il torneo più importante dell’anno”. Soltanto il campione in carica dei Championships londinesi (oltre che degli Australian Open e delle stesse Finals) si può permettere un’iperbole così. Ma forse ha ragione lui, considerato che la crescita dell’evento torinese, certificata dalla formidabile partecipazione popolare, è uno dei fenomeni accessori del nuovo tennis italiano, che Patrick Mouratoglou, il più noto dei coach, ha sintetizzato così: “Sono tanti paesi in questo momento a invidiare i vostri risultati e il vostro sistema”.

Il futuro delle Finals

L’Inalpi Arena ospiterà le Finals anche l’anno prossimo, poi toccherà a Milano-Santa Giulia non sfigurare nel confronto con Torino, ideale prosieguo di una sfida che l’industria e il calcio hanno tenuto viva per gran parte del secondo dopoguerra ma che da un po’ mostrava segni di stanchezza. Intanto, i trentamila (quindicimila per ciascuna delle due sessioni) che hanno affollato oggi le tribune di via Filadelfia hanno molte ragioni per ritenersi soddisfatti: per esempio, tra i due singolari vinti non senza qualche affanno da Carlos Alcaraz ai danni di Alex de Minaur (6-5 6-2 in 102 minuti) e da Alexander Zverev sull’esordiente Ben Shelton (6-3 7-6 in 94 minuti), s’è inserito il match di doppio che ha visto protagonisti Simone Bolelli e il beniamino di casa Andrea Vavassori. Entrati nel torneo per un soffio come teste di serie numero 7, i probabili titolari azzurri di Coppa Davis hanno avuto ragione in due set, 7-5 6-3, della coppia numero 1 del ranking, i britannici Julian Cash e Lloyd Glasspool. La sensazione è che stavolta il bolognese e il torinese abbiano sfruttato il tifo amico anziché esserne intimoriti, com’era accaduto qui un anno fa nel round robin in occasione delle sconfitte subite contro i tedeschi Krawietz e Puetz e, soprattutto, contro il salvadoregno Arevalo e il croato Pavic. Bolelli insegna: si può imparare anche a 40 anni a diventare più freddo, lucido e determinato. Gli avversari di martedì e giovedì saranno dello stesso livello di quelli di oggi: lo spagnolo Granollers e l’argentino Zeballos, teste di serie numero 3, e, di nuovo, Krawietz e Puetz, 4.