Nata in Emilia-Romagna la startup Alma Serum trasforma il siero di latte, ‘prezioso’ scarto della lavorazione lattiero-casearia, in sottoprodotti ad alto valore. Grazie a un'innovativa macchina proprietaria di elettrospinning e a una membrana nanotecnologica sviluppata dalla startup, il siero viene filtrato localmente recuperando, da un lato, acqua pulita riutilizzabile nei processi industriali lattiero-caseari e, dall'altro, rotoli di membrana arricchiti con proteine, vitamine e minerali, pronti per essere trasformati in maschere e patch per l'industria cosmetica. Le dimensioni compatte delle macchine consentono l’installazione di mini-linee produttive direttamente negli stabilimenti lattiero-caseari, riducendo sensibilmente i costi di trasporto e le emissioni di CO2, mentre i caseifici possono accedere a nuove fonti di ricavo trasformando quello che era considerato uno scarto in prodotti di valore per due diversi mercati.

“L'idea di Alma Serum – spiega Antonia Bellina, fondatrice e Ceo di Alma serum – non è nata tra le pareti di un laboratorio, ma da una profonda riflessione sul valore dello spreco. Il mio percorso è legato da sempre all'uso creativo e sostenibile delle risorse: l'esplorazione del potenziale del latte, già trasformato in fibra tessile con il progetto DueDiLatte, ha rappresentato il punto di partenza”. Secondo la manager Alma Serum “è stata una naturale evoluzione, una vera e propria chiamata all'azione. Mi trovavo di fronte al siero di latte, un enorme sottoprodotto dell'industria casearia italiana, spesso confinato al ruolo di ‘rifiuto speciale’ ad alto impatto ambientale. Vedere questa risorsa incredibilmente ricca di proteine e bioattivi naturali - un autentico elisir di benessere biologico - sprecata o, nella migliore delle ipotesi, destinata a complesse lavorazioni estere, era inaccettabile. La nostra missione è stata chiudere questo ciclo, riportando l'eccellenza in Italia e, soprattutto, dimostrando che la salute e la bellezza possono nascere da un processo di economia circolare virtuosa. L'obiettivo primario era trasformare radicalmente un problema di smaltimento in un'opportunità unica per i settori della cosmesi e della nutraceutica”.