«Certi amori non finiscono», cantava Venditti. E certi metodi nemmeno, par di capire. In ogni legislatura a un certo punto - com'è come non è scatta una specie di “ora X”, il momento limaccioso, la fase della palude. È quel momento magico in cui, contro Berlusconi prima, contro Salvini poi, e infine contro Meloni (e naturalmente contro chiunque sia a loro vicino, ed esposto per ciò stesso alla radioattività), ogni mezzo diventa utilizzabile, inclusa - chiamiamola così - la “bomba sporca”. Prima si mettono sul tavolo le carte “normali”, quelle della ordinaria e fisiologica battaglia di opposizione, più o meno condivisibile che sia il merito delle posizioni sostenute: la manovra parlamentare, la contrapposizione mediatica, la chiamata della piazza, e così via. Ma se per caso tutto questo armamentario tradizionale non funziona, non fa presa, non sortisce effetto, allora occorre un po' di doping.
Stavolta - diciamolo- la situazione della sinistra è abbastanza disperata: la leadership di Schlein è così fragile che si taglia con un grissino, come il tonno sott'olio di un'antica pubblicità. Le regionali, che dovevano rappresentare la Caporetto della destra, vedono la sinistra in affanno un po' da tutte le parti: nella migliore delle ipotesi per i compagni, finirà con uno stentato pareggio. Quanto ai sondaggi, siamo nell'orrore puro, guardando le cifre da sinistra: Fdi ai massimi, Lega e Fi in salute, e sinistra (pur eventualmente tutta ammucchiata) quattro o cinque punti abbondanti dietro.






