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9 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:42
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non si capacita. È ancora piccato per i numeri messi in fila la settimana scorsa da Bankitalia, Istat e Ufficio parlamentare di bilancio durante le audizioni sulla legge di Bilancio 2026. Da cui è emerso che, per effetto della struttura del nostro sistema fiscale a scaglioni, l’85% dei benefici derivanti dal taglio della seconda aliquota Irpef andrà alle famiglie più ricche e i dirigenti si ritroveranno in tasca, in media, 408 euro in più contro i 23 euro (all’anno) degli operai. Un’interpretazione malevola, secondo il ministro: “Una volta che abbiamo cercato” di aiutare “non i ricchi ma chi guadagna delle cifre ragionevoli siamo stati massacrati da coloro che hanno la possibilità di massacrare”. Cioè quelli che a caldo, giovedì scorso, aveva definito “professori” che giudicano l’operato di chi invece deve “prendere le decisioni” e dunque sporcarsi le mani.
Oggi l’esponente leghista, in collegamento con il Festival dei Territori Industriali a Bergamo, rincara: “A giudicare e valutare il comportamento degli altri si fa molto in fretta. Assumersi la responsabilità e far quadrare il cerchio in una situazione in cui abbiamo guerre armate, guerre commerciali, situazioni di instabilità di ogni tipo, è un po’ più complicato”, si difende. E va oltre: “Penso che un’analisi serena e oggettiva” del complesso della manovra “possa portare a ben altri risultati”, sostiene, suggerendo che le memorie delle istituzioni indipendenti non rispondano al requisito dell’oggettività.













