Il sommerso cresce a una velocità inferiore rispetto all'economia in chiaro, cioè quella regolare. Stando agli ultimi dati disponibili, quelli del 2022, la somma delle tasse e dei contributi non versati è tornata sopra 100 miliardi di euro: per la precisione 102,5 miliardi di euro (considerando la massima imposizione contributiva sui lavoratori regolari), in aumento di 3,5 miliardi rispetto al 2021. Un trend che riguarda le imposte dirette (come l'Irpef, l'Irap o le cedolari sugli affitti) e quelle indirette come l'Iva; interessa sempre di più il Mezzogiorno; mentre calano il peso del lavoro in nero o dell'evasione sul canone Rai. Fin qui, i numeri in termini assoluti. Perché come chiarisce l'ultima Relazione sull'economia non osservata e sull'evasione fiscale e contributiva del Mef, il sommerso registra un'incidenza più bassa sul Prodotto interno lordo rispetto al recente passato. «Nel 2022 il suo valore aggiunto generato - si legge nel documento del Ministero dell'Economia - rappresentava il 9,1 per cento del Pil, con una riduzione di circa 2,5 punti percentuali rispetto al picco del 2014». Di conseguenza, nell'ultima decade, «si sarebbe quindi ridotta di poco più di un quinto». Stessa tendenza anche per quanto riguarda il cosiddetto gettito potenziale, il rapporto tra l'imponibile e quanto incassato: nel 2022 era pari al 17 per cento, quindi in riduzione di «3 punti percentuali nell'ultimo quinquennio».
Evasione a 100 miliardi. Ma aumentano i proventi della lotta al sommerso
Il sommerso cresce a una velocità inferiore rispetto all'economia in chiaro, cioè quella regolare. Stando agli ultimi dati disponibili, quelli del 2022, la somma delle tasse e...











