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9 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 11:46
“La lotta all’evasione fiscale sta producendo risultati concreti: oltre 11 miliardi di euro in più recuperati nei primi nove mesi dell’anno sono la prova che l’azione del governo è efficace e credibile”. È domenica mattina e il senatore Nicola Calandrini, presidente della Commissione Bilancio e volto economico di Fratelli d’Italia, saluta con toni trionfalistici presunti “dati diffusi oggi dal Ministero dell’Economia”: si tratta in realtà del Bollettino sulle entrate tributarie pubblicato dal Dipartimento Finanze mercoledì 5 novembre, stando al quale il gettito da accertamento e controllo nei primi nove mesi dell’anno è salito di 1,1 miliardi. Un numero che nulla dice sull’ammontare dell’evasione. Ma Calandrini lo rispolvera non per caso: è la contro-narrazione con cui FdI ha scelto di rispondere ai dati della Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, di cui diversi giornali danno conto oggi anche se è stata pubblicata il 30 ottobre e Il Fatto ne ha rivelato i contenuti il 16 ottobre.
L’esponente meloniano sostiene i numeri “confermano che si può essere vicini ai contribuenti onesti e inflessibili verso chi evade”, a dimostrazione dell’efficacia dell’azione del governo Meloni. Ma il documento approvato a metà ottobre dalla commissione di esperti indipendenti nominata dal ministero dell’Economia e presieduta da Nicola Rossi racconta una storia molto diversa. Nel 2022, ultimo anno per cui sono disponibili i dati completi di contabilità nazionale, l’evasione fiscale complessiva è tornata sopra i 100 miliardi di euro: 90 miliardi di mancate entrate tributarie e 11,5 di contributi non versati. Dopo la discesa registrata nel biennio pandemico, nell’anno in cui Giorgia Meloni è entrata a Palazzo Chigi – e ha approvato la sua prima manovra infarcita di condoni – il nero ha rialzato la testa. È vero che in termini percentuali il “tax gap”, cioè la distanza tra il gettito potenziale e quello effettivamente incassato, si riduce leggermente dal 18,4 al 17%, ma in valori assoluti l’importo evaso è cresciuto e resta oltre il livello obiettivo fissato dal Pnrr (16,6% nel 2024). Non solo: il ricalcolo delle vecchie stime alla luce della revisione Istat dei conti nazionali fa salire anche le percentuali di evasione relative al passato. Il tax gap del 2020 passa dal 17 al 18,7%, quello del 2021 dal 15 al 17,6%.






