Abbiamo appreso in questi giorni che sono stati cancellati da You Tube oltre 700 video e chiusi tre account di organizzazioni per i diritti umani palestinesi. In effetti, il rischio più grande che viviamo oggi è di vedere cancellate intere porzioni di storia e scomode verità in un battito di ciglia, sfruttando anche l’inebetimento generale dilagante.
Sarà sufficiente eliminare con cura account e pagine che contengono contenuti ritenuti viscidamente “non idonei” alla comunità, quindi, nutrire sapientemente con dati compiacenti le intelligenze artificiali generative di cui già ci serviamo – e ci serviremo sempre di più in futuro – per effettuare le nostre ricerche.
Sta succedendo tutto questo in merito a ciò che purtroppo continua ad accadere Gaza (di cui si parla sempre più svogliatamente) ma sta avvenendo, più in piccolo, anche a un magazine indipendente di contro-informazione di nome Matrice Digitale e al suo fondatore Livio Varriale che si sono visti cancellare da un giorno all’altro tutti i loro profili e pagine (evidentemente scomodi) su YouTube, Instagram e Facebook. E questo accade attraverso automatismi decisionali dettati da una censura (più o meno spontanea) a tantissime utenze sui social, nel silenzio generale, perché nulla si può davanti all’ineccepibilità del “giudice algoritmico”.






