Quello che per milioni di persone è considerato un aiuto naturale e sicuro per dormire, potrebbe non essere così innocuo. L’uso prolungato di integratori a base di melatonina, l’ormone che regola il ciclo sonno-veglia, potrebbe essere associato a un rischio più elevato di insufficienza cardiaca, ricovero ospedaliero e mortalità generale.

È quanto emerge da un’ampia analisi internazionale che sarà presentata alle Scientific Sessions 2025 dell’American heart association (Aha), in programma dal 7 al 10 novembre a New Orleans. Lo studio, che ha coinvolto 130.828 adulti con diagnosi di insonnia, è stato condotto utilizzando i dati della rete globale TriNetX Global Research Network, una piattaforma che raccoglie milioni di cartelle cliniche elettroniche anonimizzate.

Cosa ha rilevato lo studio

Gli studiosi hanno confrontato le cartelle cliniche di pazienti con insonnia cronica che avevano assunto melatonina per almeno un anno con quelle di soggetti affetti dalla stessa patologia, ma mai trattati con l’integratore. L’obiettivo: verificare se l’uso prolungato potesse alterare il rischio di malattie cardiache.

I risultati sono stati netti. Il 4,6% di chi assumeva melatonina ha sviluppato insufficienza cardiaca nei cinque anni successivi, contro il 2,7% del gruppo di controllo: quasi il doppio del rischio. Ancora più marcata la differenza nei ricoveri ospedalieri: 19% tra gli utilizzatori di melatonina contro 6,6% tra i non utilizzatori, una probabilità 3,5 volte superiore. E anche il tasso di mortalità generale risultava quasi raddoppiato (7,8% contro 4,3%).