«Questa mattina ho rassegnato, nelle mani del presidente del partito, Renato Grassi, e del segretario organizzativo nazionale, Pippo Enea, le mie dimissioni da segretario nazionale della Democrazia cristiana». Lo scrive in una nota Totò Cuffaro, nei giorni scorsi indagato dalla procura di Palermo che ne ha chiesto gli arresti domiciliari. «Ringrazio - aggiunge - coloro che hanno condiviso con me un percorso di impegno e di servizio al partito. Il presidente ha convocato per il 20 novembre il Consiglio nazionale che sarà chiamato a esaminare e accettare le mie dimissioni irrevocabili e a definire le successive decisioni».

Cuffaro e il bacio fatale della politica, l’eterna tentazione e l’intesa con Salvini

La Procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari per 18 persone - tra cui Totò Cuffaro e Saverio Romano - con l'accusa si associazione per delinquere, turbativa d'asta e corruzione. Secondo quanto svelato dall'ultima inchiesta della Procura palermitana, Cuffaro pianificava di ricandidarsi alla presidenza della Regione. Nel descrivere le precauzioni prese per "blindare" le sue comunicazioni i magistrati evidenziano che Cuffaro a volte usava l'utenza della moglie e quella di un altro collaboratore, Antonio Abbonato. «Nell'adozione di tali accorgimenti, assurti a vero e proprio metodo, Abbonato e Raso - dicono i magistrati - hanno sempre assunto un comportamento proattivo finalizzato ad assicurare all'ex governatore della Regione Sicilia una sorta di schermo protettivo rispetto a possibili attività di intercettazione». La vicinanza di Raso all'ex governatore sarebbe ulteriormente provata dal fatto che questi "dimostrava di conoscere, quasi in via esclusiva, - secondo gli inquirenti - le vere intenzioni di Cuffaro , interessato a candidarsi entro tre anni alla carica di presidente della Regione Sicilia".