Terzo viaggio di Dalia Gubbay, assessore alle scuole della comunità ebraica di Milano, con la sua famiglia nell’orrore della Shoah. Dove Liliana Segre ha assistito all’impiccagione di quattro donne. Dove, sulla Judenrampe, i neonati venivano sbattuti contro i vagoni del treno o soffocati davanti ai genitori. E qui Sami Modiano è tornato, piegato dai ricordi, per descrivere l’inferno nel quale ha visto sua sorella e suo padre per l’ultima volta. Ora quella tragedia rischia di ripetersi, con la volontà di distruggere Israele.
Sabato 1° novembre Riparto. A leggermi sembrerebbe che io sia sempre in viaggio. Non è così o almeno non lo era. Curiosa da sempre, è diventato impellente il bisogno di capire luoghi e persone, in particolare, ça va sans dire, quando riguarda la nostra storia. E dunque parto per la Polonia. Cracovia, Auschwitz, Birkenau. Quando ho prenotato non sapevo che sarebbe stato a pochi giorni dal mio viaggio in Israele, nato quasi per caso, che poi caso non è mai. Anche qui, è un ritornare. La mia terza volta. La prima nel 2006. Forte, aberrante, raggelante esperienza; la sera la guida ci portava a bere vodka per poter sopportare. Ci misi giorni a riprendermi. A casa scoppiavo a piangere per un nonnulla con i bambini. La seconda nel 2015. Accompagnati da Sami Modiano, o forse eravamo noi ad accompagnare lui. Il ricordo mi strazia ancora oggi. Come spiegare cosa volle dire ascoltarlo mentre descriveva l’inferno negli esatti punti in cui accadde, vederlo incedere curvo eppure fiero, piegato dai ricordi eppure più vivo che mai? «Io non sono come voi. Qui ho visto mia sorella per l’ultima volta. Qui ho perso mio padre. Questa era la rampa della morte».






