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Ultimo aggiornamento: 7:08

Quando le gesta di Pegasus e compagni debuttarono su Weekly Shōnen Jump nel dicembre 1985, il mangaka Masami Kurumada era considerato un autore di successo, ma non necessariamente un virtuoso: il suo tratto era asciutto e spigoloso, le anatomie rigide, e anche la trama dei suoi shōnen seguiva una struttura formulaica, fatta di tornei, sfide e dolori più o meno grandi della crescita. Brillava per l’intensità nella caratterizzazione dei personaggi e del loro mondo emotivo. Da questa peculiarità nacque l’intuizione che segnò la sua carriera: unire l’immaginario classico occidentale – costellazioni, dèi e templi – con l’etica cavalleresca del sacrificio e dell’amicizia, una tensione morale che attraversa la cultura occidentale dal Medioevo al Romanticismo. Nello specifico, ideò cinque giovani guerrieri al servizio di un ideale superiore, dotati del potere delle stelle da una dea Atena reincarnata.

Quella commistione tra epica greca e spirito samuraico catturò l’attenzione di colossi come Toei Animation e Bandai, che ne modellarono la forma definitiva. Toei produsse un adattamento animato e raffinò i disegni affidandoli allo stile elegante del leggendario Shingo Araki, Bandai impose maggiore dettaglio e trasformabilità alle armature dei protagonisti – le celebri Cloth – concepite per diventare giocattoli da montare e smontare.