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Ultimo aggiornamento: 8:00
di Marco Pozzi
C’è un paese che i nati negli anni ‘70 e ‘80 hanno imparato a conoscere fin da piccoli attraverso strisce di fumetti e disegni animati: il Giappone. Probabilmente non avevano mai visto un documentario di quel paese, ma sapevano com’erano le città, come si mangiava, come si viveva nelle scuole e nelle case, e attraverso le storie di personaggi inventati del Giappone assorbivano ambizioni, desideri, paure.
Il bel libro Il Manga di Jean-Marie Bouissou (editore Tunué) spiega: “le serie di sport hanno fatto molto per il successo del manga all’estero, costituendo uno tra i pilastri più solidi delle riviste shônen. Questo genere non esisteva prima della guerra [seconda guerra mondiale]; come molti altri, è nato dalla sconfitta. Avendo gli americani proibito la pratica delle arti marziali nelle scuole e le storie di guerra e di samurai che fiorivano nelle riviste dedicate ai ragazzi negli anni Trenta, le serie consacrate agli sport occidentali come il baseball e il pugilato, di cui gli occupanti incoraggiavano la pratica, furono un mezzo per perpetuare il gusto per il superamento di sé nei giovani spiriti.”






