È morto Mauro Carosi, scenografo e amico mio nel percorso condiviso in teatro. Se ne è andato alla fine di una battaglia lunga con la malattia che l’ha aggredito e scrivo mentre a Roma, nella severa Chiesa degli Artisti, si svolgono i funerali a cui non posso partecipare. Ma la distanza non impedisce le sintonie se si conoscono bene gesti, parole e suoni imparati in anni lontani e non dimenticati, sorrisi di privilegio, amicizie comuni e ricordi, tanti, di giornate sognate e traguardi conquistati non senza fatica.

Ho conosciuto Mauro Carosi nel 1969, studente all’Accademia di Belle Arti venne a “dare una mano” all’allestimento de “I Negri” di Genet. Alto, magro, entusiasta, curioso, allegro, in quel piccolo teatro trovò casa, affetto, famiglia e fu attore, cantante e scenografo al fianco di Giovanni Girosi e di Odette Nicoletti che disegnava costumi fantastici, si firmava Dilia ed è diventata la sua moglie amatissima.

Furono anni importanti quelli, formativi, sognando un tempo e un mondo diverso in cui il teatro fosse voce forte e il lavoro realtà ben diffusa e più giusta. Il tempo non ci ha dato ragione ma Mauro ha saputo fondere quei sogni in un disegno molto personale che lo ha collocato, scenografo d’eccellenza e visionario, nel mondo dello spettacolo.