Che fanno i tifosi e le tifose scatenate di una rockstar? Beh, la fenomenologia di una “groupie” è ben nota: entusiasmo adolescenziale, prevalenza dell'ormone sul neurone, orsacchiotti e pupazzetti gettati verso il palco, e per le più coraggiose il lancio include anche reggiseno e altra biancheria. Insomma, euforia completa del corpo e della mente, passione totalizzante, frenesia per il nuovo eroe. Ecco, tutto questo armamentario pare un esercizio di moderazione, quasi di understatement britannico, rispetto all'eccitazione incontenibile dei media italici per Zohran Mamdani. A occhio e croce, fino a una settimana fa, se aveste fatto quel nome a bruciapelo davanti a una platea di giornalisti assortiti, alcuni vi avrebbero parlato di un centrocampista dell'Udinese, altri di un terzino del Tottenham, altri ancora di un mezzofondista africano. Ma da ieri non ci si può più sbagliare: è istantaneamente diventato una specie di icona, anzi di Messia (ops, però è islamico, come si fa?), in ogni caso un supereroe da contrapporre al perfido Trump.
Trump- si sa- fa schifo al Commentatore Unico, e va insultato almeno due volte al giorno, prima o dopo i pasti principali. Ecco Adriano Sofri sul Foglio, che per celebrare Mamdani evoca l'incolpevole Machiavelli (il quale non può difendersi per ovvie ragioni), e contemporaneamente lapida Trump: «Così da autorizzare a sperare che sia rintoccata la campana d'uscita per Donald Trump, laido briccone ottuagenario». Non basta ancora: con Trump deve andarsene «la carovana di brutalità e trivialità che gli fa corona». Ah sì? Molto meglio un bell'islamico fondamentalista e antisemita.







