Ero convinto di essere il ragazzino piu fortunato al mondo: enorme passione per il calcio, abitavo a Milano, San Siro nel palazzo piu vicino allo stadio. Come i meno giovani come me forse si ricorderanno, negli anni 70-80 aprivano i cancelli dello stadio a circa 20 munti dalla fine per facilitare l’uscita degli spettatori.
In realtà ne uscivano pochi e ne entravano a centinaia. Per circa dieci anni non mi sono perso gli ultimi 20 minuti di una partita. L’atmosfera era serena, i tifosi di squadre avversarie guardavano le partite fianco a fianco, con sfottò reciproci, prese in giro mentre mangiavano panini al salame. Verso gli inizi degli anni 80 l’atmosfera cambiò, in peggio.
Gli ultras si erano organizzati: non c’erano piu canti di incoraggiamento per la propria squadra, ma minacce e insulti pesanti per la squadra avversaria, spedizioni punitive nelle curve e piu volte assistetti a pestaggi e risse violente. Un giorno andai a vedere i fatidici ultimi 20 minuti con una sciarpa azzurra fatta a maglia da mia nonna.
Errore. Scambiato per un tifoso della squadra avversaria, venni rincorso da un gruppetto di ultras con mazze e coltelli che volevano “farmela pagare”. Non credo di aver corso così veloce in tutta la mia vita, mi nascosi sotto una macchina parcheggiata con il cuore in gola, avevo 15 anni, spaventato e non tornai mai più allo stadio a vedere una partita. Persi la sciarpa e con lei la gioia di vedere le partite.






