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7 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:32
La sorte di Cécile Kohler e Jacques Paris, i due francesi detenuti in Iran da tre anni, scarcerati due giorni fa, ma non ancora liberi, è sospesa a quella di Mahdieh Esfandiari, un’iraniana accusata di apologia del terrorismo in Francia, il cui processo è atteso a gennaio. È “lo scenario del baratto”, per dirla con Le Monde, che si profila tra Teheran e Parigi. La vittoria in un certo senso, di fronte all’impotenza dei governi occidentali, di quella “diplomazia degli ostaggi” che il regime iraniano pratica da molti anni e che l’Italia ha conosciuto con il caso di Cecilia Sala, la giornalista arrestata in Iran e “scambiata” a gennaio con un ingegnere iraniano fermato a Milano.
Cécile Kohler, 41 anni, e Jacques Paris, 71, gli ultimi “ostaggi” francesi nelle mani dell’Iran, erano stati arrestati il 7 maggio 2022 con l’accusa di “spionaggio a favore di Israele e della Francia”, mentre erano in vacanza in Iran. Sono stati detenuti esattamente 1.277 giorni nelle carceri iraniane, tra cui quella ad altissima sicurezza di Evin, presso Teheran, riservata ai prigionieri politici, in condizioni disumane: sono stati costretti a vivere in isolamento in due celle diverse, degli stanzini di nove metri quadrati, senza letto né finestra, ma con una lampadina sempre accesa, ventiquattro ore su ventiquattro. Hanno avuto diritto a uscite di soli trenta minuti due o tre volte a settimana, senza mai potersi incontrare. Dai racconti dei familiari, per “tenere” tutto questo tempo, Jacques Paris ha praticato ore di sport e corsa sul posto tutti i giorni, per potersi stancare e riuscire a dormire, mentre Cécile Kohler si è rifugiata nella lettura dell’Odissea.













