La Francia ha deliberatamente scelto e preferito un canale diretto e riservato con Teheran, bypassando di fatto la necessità di un coordinamento e di una strategia comune dell'Unione Europea

Manifesti a favore della liberazione dei due professori francesi arrestati in Iran

Tre anni, cinque mesi e ventotto giorni. Tanto è durata l'incubo di Cécile Kohler e Jacques Paris, i due cittadini francesi che l’Iran deteneva con l’accusa infamante di spionaggio. La notizia, giunta nel tardo pomeriggio con un post lapidario e carico di emozione del presidente Emmanuel Macron, segna la fine di uno dei casi più spinosi e drammatici della recente "diplomazia degli ostaggi" messa in atto dalla Repubblica Islamica. «Cécile Kohler e Jacques Paris sono liberi. Un'immensa gioia. La loro liberazione è il risultato di uno sforzo diplomatico incessante», ha scritto il capo dell'Eliseo.

Cécile Kohler, 40 anni, insegnante di lettere moderne e funzionaria sindacale, e Jacques Paris, 70 anni, professore di matematica in pensione e suo compagno, erano stati prelevati dalle autorità iraniane il 7 maggio 2022 mentre erano in vacanza nel Paese. Quella che doveva essere una tranquilla visita turistica si è trasformata in una lunga e oscura detenzione nel famigerato carcere di Evin, a Teheran, il penitenziario tristemente noto per ospitare prigionieri politici e occidentali. Per l’Iran, i due non erano turisti, ma spie.