«Non ci sarà mai una pace finché gli Stati, a partire dalle grandi potenze mondiali, non saranno in grado di ricostruire un nuovo diritto internazionale capace di dirimere le guerre. È questo un compito necessario e straordinario da affidare alle nuove generazioni, perché le attuali e le precedenti hanno fallito». Non è molto fiducioso, guardando allo scenario attuale, con i conflitti in Ucraina e a Gaza, ma anche altri in 56 parti del pianeta, il filosofo Massimo Cacciari, già sindaco di Venezia per tre volte, che ieri è stato invitato dalla Biennale a tenere a Ca' Giustinian, a due passi da piazza San Marco, una lectio magistralis sul tema: "La morte dello ius belli da Kant a Junger, le guerre e la pace".
Un intervento appassionato in cui Cacciari ha sottolineato che la pace vera, cioè un patto, come riflette la derivazione etimologica, non è possibile quando la guerra non è quella che gli antichi romani chiamavano duello: «Quando cioè non c'è un riconoscimento tra pari del valore dell'avversario e non c'è nulla di irreparabile, ma è invece essenzialmente quella che Kant chiamava guerra di sterminio, che ha come fine solo l'eliminazione del nemico e la distruzione dell'altro». Qui, infatti, si entra in una via senza ritorno. «Come possiamo contenere la furia della guerra, per fare in modo che non sia violenza, prepotenza, dominazione dell'altro?», si è chiesto Cacciari indicando la strada dello "Ius pacis et belli": «O c'è un giudice terzo o non c'è diritto. Il diritto vuole sanzioni, non prediche. Kant pensava a una federazione di Stati, un disegno ripreso anche dai grandi europeisti; non gli Stati Uniti d'Europa che sono un'idiozia. Ma le Nazioni Unite sono fallite. Questo non significa che dobbiamo arrenderci, ma che si deve trovare la possibilità di stringere patti per risolvere i duelli». È quella che Sant'Agostino definiva "intenzione retta" nella "giusta causa": «Una guerra è combattuta per difendersi o vendicare un'offesa ma con l'intenzione di stringere un patto, la pax, che non è la tregua che vale 24 ore, ma un chiodo fisso che nessuno toglie più. Se la civiltà europea non saprà reagire a questa Apocalisse, frana», l'invito di Cacciari.







