Onorevole Appendino, pubblico volentieri il suo intervento per un paio di ragioni: anche io qualche volta non sono d’accordo con Pietro Senaldi, ma tra i compiti del direttore c’è quello di avere pazienza; sono invece d’accordo con lei quando afferma che la sinistra si è completamente dimenticata del problema della sicurezza; sono in pieno disaccordo con lei quando afferma che il governo Meloni sul tema ha fallito.
Il caso Senaldi è risolto in partenza (lo sopporto e lo supporto), gli altri due invece sono aperti e hanno una grande importanza. Legge e ordine non sono parole del vocabolario della sinistra e neanche del Movimento Cinquestelle, conosco la sua esperienza da sindaco, le riconosco di aver fatto cose che altri nel suo schieramento non hanno avuto il coraggio di affrontare, inoltre questa sua lettera testimonia un savoir-faire ignoto a molti dell’opposizione, ma dalle vostre parti si è preferito negare il problema, spesso accusare le forze dell’ordine, “fascistizzare” il dibattito. Non è il suo caso, ma se sfoglia l’album di famiglia troverà molti compagni che sbagliano.
La criminalità si può dividere in due rami, grande e piccola, percepita e reale. Il lavoro del governo sulla grande criminalità è stato eccezionale, quello sui reati considerati “minori”(proprio dalla sinistra) è stato avviato bene sul piano normativo e darà i suoi frutti, nonostante i numeri sembrino contraddire gli obiettivi. Ci vuole tempo, pragmatismo. Bisogna riconoscere che nelle società avanzate dell’Occidente è in corso una profonda trasformazione, la prima causa è l’immigrazione incontrollata (guardi i reati e la provenienza della popolazione carceraria); la seconda causa riguarda l’educazione, la scuola, la formazione dei giovani, i futuri adulti di domani. L’ignoranza regna sovrana e d’altronde ci sono forze politiche che tollerano la “caccia allo sbirro”, dunque se è permesso attaccare l’uomo in divisa figuriamoci il resto. L’educazione è un pilastro che va irrobustito, di pari passo con la certezza della legge e la selezione della magistratura. Sui reati dei minori, penso che un meccanismo di “ammonimento” che chiami anche i genitori alla responsabilità possa essere utile. E la cultura politica?






