Il direttore Mario Sechi ieri, nel suo editoriale, ha parlato di «metodo Report» riguardo alla deposizione di Sigfrido Ranucci in Commissione Antimafia. Il giornalista era chiamato a riferire dell’attentato subito un paio di settimane fa: esplosivo piazzato sotto la sua automobile parcheggiata sotto casa. Quand’ecco che il senatore grillino, Roberto Scarpinato, ex pm molto mediatico assurto al Parlamento per clara fama, se ne esce con due domanda che poco ci azzeccano con il tema: «È vero che lei ha dichiarato di essere stato pedinato su richiesta del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari? Ci fa capire se può esserci una connessione con quanto le è poi accaduto?». A questo punto, il conduttore di Report, che ha sempre negato la matrice politica dell’attentato subìto, ha chiesto che l’audizione venisse resa segreta: niente telecamere e testimoni affinché il suo pubblico sapesse quel che diceva.

Scelta inconsueta, per chi si vanta di fare informazione scomoda, ma perfettamente coerente con lo stile delle inchieste di Report, che più che risposte sfornano domande tendenti a gettare fango sul malcapitato di turno, solitamente qualcuno di riferibile al centrodestra. Ranucci non ha la forza di confermare pubblicamente all’Antimafia le accuse di cui gli viene chiesto conto né la faccia per smentirle; d’altronde, non pare dispiacergli che esse fluttuino nell’atmosfera, sì da appesantirla un poco e mantenerlo nel ruolo di martire dell’informazione pubblica. Illazioni e non fatti, sospetti senza prove, che quindi altro non sono che insulti: è il metodo Report che passa dal tubo catodico a un organismo parlamentare. Anche la domanda di Scarpinato pare confusa e confondente, giacché mette insieme due cose diverse: la dichiarazione di Ranucci di aver avuto la sensazione di essere pedinato da un agente dei servizi segreti con il suo pensiero, non corroborato da elementi sostanziali, che Fazzolari abbia chiesto agli 007 informazioni su di lui quando Report aveva dedicato una puntata al padre di Giorgia Meloni. Alludere a qualcosa che infanga qualcuno ma non si può dimostrare è un comportamento grave in un programma televisivo, specie se esso ha la pretesa di essere giornalistico. È inaccettabile però davanti a un organo parlamentare, che viene usato impropriamente. Per fini politici? Di autopromozione? Di ricerca dello share?