Una fabbrica della memoria nelle stanze del Centro di produzione Rai di Via Verdi. Proprio nella palazzina con il murale dedicato a Piero Angela. È lì che da mesi lavorano diciotto giovani tra i 20 e i 25 anni, assunti per un progetto innovativo di digitalizzazione delle pellicole realizzato da Rai Teche con il sostegno del ministero della Cultura e premiato con il Fiat/Ifta Excellence in Media Preservation Award 2025 (una sorta di Premio Oscar della conservazione e valorizzazione del patrimonio audiovisivo) assegnato dalla International Federation of Television Archives.

Entro la fine dell’anno circa 320mila bobine (equivalenti a circa 8mila ore di trasmesso) saranno convertite in formato digitale. Da 16mm a 4K. Si tratta dei servizi dei telegiornali trasmessi tra il 1952 e il 1985, documenti che raccontano la storia, la politica, il costume e minacciati dal processo di deterioramento delle pellicole noto come sindrome acetica.

Le bobine da digitalizzare: il progetto ne include 320mila

La Rai inaugurò le trasmissioni televisive nel 1954, ma già da due anni aveva avviato le sperimentazioni e quelle pellicole nascondono mondi, tesori, retroscena. Sono storia dell’Italia, del mondo, ma anche dei mezzi di comunicazione.