Tra una citazione di “1971” e una di Nick Cave la “speranza”, per Venerus, esisterà finché la musica si porrà “l’obiettivo di parlare al cuore delle persone”. “Speriamo”, il terzo album in studio dell’artista, prende il titolo da una parola che meglio racconta il tempo in cui viviamo. “Basta ascoltare le conversazioni per strada, la voce dei commentatori in radio o il linguaggio quotidiano per riconoscere dentro a questo termine un desiderio collettivo di fiducia e abbandono al destino”, ha spiegato Venerus.

Il progetto, concluso appena poche settimane fa, ha vissuto innumerevoli trasformazioni prima di trovare la sua collocazione definitiva. La musica, i beat, erano rimasti sospesi mentre prendevano forma e venivano scartate decine di idee e canzoni. Solo dopo aver abbozzato diversi testi è arrivata la veste musicale, costruita con un approccio sperimentale. Sono proprio le sonorità, in “Speriamo”, a spiccare particolarmente. L’artista si è misurato su diversi generi e strumentali. Il risultato finale, oltre che essere musicalmente armonioso, è coerente col percorso artistico intrapreso da Venerus.

Le tracce sono 14 e, accanto all’artista, si sono unite le voci di Mahmood, Cosmo, Mace, Izi, Gemitaiz, Side Baby, Jake La Furia, Marco Castello, Altea, Amanda Lean e Not for climbing. La copertina del disco è un quadro a olio realizzato da Cleopatria. L’opera ritrae Venerus spoglio di ogni orpello, abbandonato tra le braccia di un albero all’ingresso di un bosco, con accanto la sua moto e la mano intrecciata a quella di una figura nascosta dietro il tronco. In occasione dell’uscita di “Speriamo” prevista per domani, 7 novembre, l’artista ha approfondito, a FQMagazine, la genesi del suo nuovo progetto discografico.