Poco più di 45 milioni di euro. Tanto hanno speso gli ex vertici di Mediobanca per provare, inutilmente, a difendersi dall’Opas lanciata dal Monte dei Paschi. Soldi andati in consulenze, advisor, ma anche in campagne stampa, e che hanno pesato sull’utile del primo trimestre dell’anno fiscale che per Piazzetta Cuccia si chiude a fine settembre (ma dal primo gennaio prossimo sarà allineato a quello della controllante Mps). E un impatto sul conto economico lo ha avuto anche la chiusura anticipata dei piani di long term incentives per i top manager (per i quali, spiega il comunicato, è stata anche estesa l’assicurazione sulla responsabilità). Nel private banking invece, le temute uscite sono state solo due. Nessuna fuga di banker insomma. Alla fine del trimestre Mediobanca ha registrato ricavi stabili a 867,6 milioni e un utile netto leggermente diminuito a 321,7 milioni (-2,5%) ma in deciso calo a 291,2 milioni se si considera il conto salato pagato per difendersi allestendo l’Offerta di scambio, poi bocciata dall’assemblea di agosto, su Banca Generali. Questo non ha impedito al cda presieduto da Vittorio Grilli, cui l’amministratore delegato Alessandro Melzi d’Eril ha illustrato la trimestrale, di confermare la remunerazione ai soci. In particolare per il Monte che detiene l’86,3% del capitale.
Mediobanca, cala l’utile del trimestre: costa cara la difesa contro l’Opas Mps
Poco più di 45 milioni di euro. Tanto hanno speso gli ex vertici di Mediobanca per provare, inutilmente, a difendersi dall’Opas lanciata dal Monte dei Paschi. Soldi andati in...







