GAIARINE - Mette due taniche di benzina in salotto e appicca un incendio che distrugge la sua casa al solo scopo di incassare il premio dell’assicurazione. In sintesi è l’accusa mossa dalla Procura di Treviso ai danni di un 50enne di Gaiarine il quale, secondo la Procura, il 14 febbraio 2021 ha messo in atto un piano studiato a tavolino. Versione diametralmente opposta a quella della difesa, rappresentata dall’avvocato Giacomo Michieli: l’imputato, che fino al 2017 era seguito dal centro di salute mentale di Conegliano smettendo poi di seguire il percorso terapeutico consigliato dai sanitari, non aveva come obiettivo quello di monetizzare la distruzione della sua abitazione. Anzi, sempre che si provi che alla fine sia stato davvero lui ad appiccare le fiamme, la ragione per la difesa è ben diversa; «Venite, vedo luci e ombre strane che si aggirano attorno alla casa: credo che ci siano degli alieni nel mio giardino». Una frase, non confermata dai carabinieri sentiti ieri in aula, che l’uomo aveva pronunciato un paio di settimane prima dell’incendio chiedendo l’intervento dei militari.
La storia ha radici più lontane rispetto all’epilogo. Il 50enne abitava in quella casa con la madre e seguiva regolarmente il percorso farmacologico del centro di salute mentale. Quando la donna è venuta a mancare, è iniziato a venire meno anche il rispetto della terapia. E da sono ricomparse le manie di persecuzione e le allucinazioni. Le persone vicine al 50enne, infatti, in fase di indagine hanno confermato che l’uomo, dopo la morte della madre, si era confidato con loro dicendo quelle pastiglie che assumeva regolarmente gli toglievano lucidità e lo facevano spesso sentire intontito. Ecco dunque che, con il passare delle settimane, il 50enne ha deciso di chiudere con l’assunzione di quei farmaci e nella sua testa, secondo la difesa, sono ricomparsi gli incubi che gli avevano reso la vita difficile fino a quel momento.






