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Ultimo aggiornamento: 19:51

Pena ridotta in appello per Alessia Pifferi. La donna è stata condannata in secondo grado a 24 anni per l’omicidio della figlia Diana, lasciata morire di stenti dopo averla abbandonata dal 14 al 20 luglio del 2022. In primo grado aveva ricevuto l’ergastolo.

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno riformato la sentenza con un bilanciamento tra aggravanti e attenuanti: i togati hanno concesso le attenuanti generiche equivalenti sull’unica aggravante riconosciuta in secondo grado. I giudici, infatti, hanno escluso quella dei futili motivi e a questo punto rimane il solo vincolo di parentela con la vittima. Già in primo grado era stata esclusa quella della premeditazione.

L’imputata è rimasta impassibile durante la lettura della sentenza. La sorella Viviana, subito dopo la lettura della sentenza, ha commentato: “Ventiquattro anni per una cosa così orrenda. Ventiquattro anni è il valore di una bambina di 18 mesi che non c’è più. L’ha lasciata sola a morire mentre lei andava a diversi”. Mentre la madre Maria Assandri si è limitata a dire: “Sono mamma. È mia figlia pure lei. Non me la sento di commentare”. Il loro legale Emanuele De Mitri ha dichiarato: “Dal nostro punto di vista, 24 anni sono pochi”, ha detto. “L’unica cosa che posso affermare è che la Corte ha riconosciuto che si tratta di omicidio volontario. Sarei stato più dispiaciuto se avesse riconosciuto l’ipotesi colposa o se avesse derubricato”.