Alessia Pifferi è stata condannata in secondo grado a 24 anni per l'omicidio della figlia Diana, lasciata morire di stenti nel luglio del 2022. Lo ha deciso il collegio di Corte d’appello di Milano guidato dalla presidente Ivana Caputo (giudice a latere Franco Anelli) che ha eliminato l'aggravante dei futili motivi (la premeditazione non era stata riconosciuta già in primo grado) e ha bilanciato l'altra aggravante dell'omicidio (legame di discendenza con la bambina) riconoscendo a Pifferi le circostanze attenuanti generiche. La sentenza ha anche eliminato la condanna alla misura di sicurezza della libertà vigilata al termine della pena e ha mantenuto a carico di Pifferi la condanna a rifondere le spese a madre e sorella, costituite parti civili con l'avvocato Emanuele De Mitri. Non è stato indicato un termine per il deposito delle motivazioni che potrebbero quindi essere disponibili nel giro di una quindicina di giorni. "Sono mamma, è mia figlia anche lei e non me la sento di commentare". Sono le poche parole che Maria, madre di Alessia Pifferi, ha pronunciato a chi le ha chiesto un commento sulla condanna.
Caso Pifferi, la procura generale: “Immagini atroci e sconvolgenti”
Pifferi è rimasta impassibile alla lettura della sentenza. In primo grado era stata condannata all'ergastolo. Ed era questa, la conferma dell’ergastolo, la richiesta dell’avvocata generale di Milano Lucilla Tontodonati al termine di una requisitoria durata circa due ore e mezza nel processo d’appello a carico della quarantenne per l’omicidio della piccola Diana. Una vicenda “dolorosissima”, come l’ha definita la procuratrice generale, “con immagini che ci possiamo raffigurare pur non essendoci stati nell’immediatezza del fatto. Immagini atroci e sconvolgenti”. Nella discussione finale, l’accusa si è concentrata sulla piena capacità di intendere e volere della donna, riscontrata dai periti in entrambi i gradi di giudizio. Una “accertata imputabilità” che “non può che coincidere con la colpevolezza”.











