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Ultimo aggiornamento: 14:16

“Lo scollamento tra la cultura e la natura è del tutto recente, almeno in senso relativo. È un portato di ascendenza platonica, poi giudaico-cristiana. Ma nelle società preistoriche si intuisce un legame profondo con il mondo fisico e reale, per cui una vera dicotomia tra uomo e natura non sembra essere esistito”. Umberto Tecchiati, archeologo ed ecologo della preistoria, è professore presso il Dipartimento di Beni Culturali e ambientali dell’Università di Milano. Autore del manuale Ecologia preistorica (UTET), interverrà con Cristina Miedico e Chiara Boracchi, il prossimo 11 novembre, a Bookcity Milano.

Cosa si intende per ecologia preistorica?

All’estero è una disciplina assai consolidata. Sostanzialmente è lo studio del rapporto tra le società del passato, le società preistoriche e protostoriche in questo caso, e il loro ambiente, e si interessa allo sfruttamento delle risorse ambientali e alla costruzione del paesaggio. Precisiamo intanto che il periodo considerato è l’Olocene, ovvero l’arco temporale compreso tra il decimo millennio avanti Cristo e la romanizzazione, che avviene però in momenti diversi a seconda delle regioni. Diciamo comunque dal 9.500 a.c. circa fino agli ultimi decenni del primo secolo a.C.