Il timore che possano essere stati colpiti anche loro da una valanga come gli altri cinque italiani, tre morti e due ancora ufficialmente dispersi, era sostanzialmente infondato. I cinque connazionali che la Farnesina aveva spiegato essere “irraggiungibili” da giorni, impossibili da contattare, si troverebbero in una zona non coperta dalla telefonia mobile. Non sono in alta quota e, quindi, non dovrebbero essere in pericolo a causa delle condizioni meteo.
Nel giro di poche ore sembra tranquillizzarsi la situazione relativa al numero di italiani sorpresi dalle valanghe mentre erano impegnati nell’ascesa dei massicci montuosi del Paese asiatico. Il Consolato Generale a Calcutta continua a monitorare la situazione, ma allo stato attuale i 5 originari della provincia di Como, partiti con un agenzia di Milano e considerati “dispersi” dalle autorità nepalesi, non sarebbero da considerare tali ma come impossibilitati a comunicare, ha spiegato il ministero degli Esteri italiano.
Il gruppo era impegnato in un trekking verso il campo base del Makalu, poco più a ovest della valle del Khumbu, un luogo distinto rispetto a quello dove si sono verificati gli incidenti che hanno coinvolto gli altri connazionali. Si tratta nel loro caso di un itinerario che si svolge a quote medio-basse, il livello più alto da aggiungere sarebbero gli 4.800 metri ma solo per un breve tratto. L’agenzia locale responsabile dell’escursione ha confermato che da programma gli alpinisti non avrebbero avuto connessione fino alla giornata di giovedì – ha spiegato la Farnesina – e sarebbero quindi stati temporaneamente irraggiungibili.











