Dal versante sud-occidentale dell'Everest all'Annapurna, sono diverse le vette dell'Himalaya che rendono il Nepal una delle mete più frequentate dagli alpinisti internazionali. Nel suo territorio incastonato lungo la frontiera tra India e Cina, questo Paese ospita infatti, del tutto o in parte, otto delle dieci montagne più alte del mondo. Tanti però sono anche gli incidenti mortali in cui sono rimasti coinvolti non solo scalatori ed escursionisti stranieri, ma pure guide locali: nel periodo 1950-2021 sono decedute oltre 1.000 persone, secondo il progetto The Himalayan Database.
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La recente decisione del dipartimento del Turismo del Nepal di aprire altre montagne all'alpinismo, in zone remote dell'Himalaya, ha provocato un "boom" di agenzie specializzate nell'organizzare le spedizioni. In molti casi si tratta di professionisti del settore, tuttavia sono ancora troppe quelle spregiudicate che propongono esperienze in alta quota a cifre ridotte ma a scapito della sicurezza.
Lo denuncia Agostino Da Polenza, figura di riferimento dell'alpinismo italiano e del soccorso in alta quota: «Ci sono tante piccole agenzie diciamo "a rischio". Molti alpinisti "esplorativi" si affidano a loro, spesso per risparmiare qualche centinaio di dollari. Queste agenzie garantiscono i servizi essenziali, l'accesso alle montagne e qualche portatore, scelgono zone meno frequentate della catena himalayana per offrire esperienze più autentiche, lontano dai classici tour intorno all'Everest o all'Annapurna. L'obiettivo è tagliare i costi. Ma quasi sempre tutto questo va a scapito della sicurezza».















