MILANO. L’evento dell’autunno pre-prima della Scala è senz’altro il nuovo “Così fan tutte” che debutta oggi. Ma en attendant godrò con le ultime repliche della “Fille du régiment”, l’opéra-comique di Donizetti. È arrivata a Milano l’ormai storica produzione di Laurent Pelly, che risale addirittura al 2007 per una cordata di teatri che comprendeva il Covent Garden, la Staatsoper di Vienna e il Met. Da allora, lo spettacolo gira “pel mondo”, come gli amori di Tosca e Cavaradossi, e per esempio in questi giorni è anche in cartellone a New York. Personalmente, io l’avevo già visto in teatro tre volte, a Londra, Vienna (con il clamoroso cameo di una Montserrat Caballé terminale) e Parigi. Che la Scala ci abbia messo un ventennio per accorgersene è, più o meno, in linea con i suoi tempi biblici. In ogni caso, la regia regge ancora e diverte sempre, con la sua azione spostata dall’epopea napoleonica ai “poilus” della Grande guerra, l’arrivo salvifico di Tonio a cavallo di un carro armato, la noblesse polverosa e catatonica, e in generale un tono surreale e straniante che fa di questo Donizetti un ponte fra Rossini e Offenbach. Però è un po’ invecchiato, perché fu concepito per il genio istrionico e scatenato della grande Natalie Dessay. Riprenderlo tale e quale non basta. Bisognerebbe ricalibrarlo su chi le succede: qui Julie Fuchs è bravissima e non fa troppo rimpiangere la somma Natalie, ma meriterebbe delle gag ad personam. Detto questo, lo spettacolo è ripreso benissimo da Christian Räth, cosa alla Scala non scontata come si è visto con il recente pessimo “Rigoletto”.