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Vittorio Feltri racconta il legame umano con il grande vignettista scomparso
Mi è giunta pochi minuti fa la notizia che Giorgio Forattini si è spento. E sento come un nodo in gola che non riesco a sciogliere. Ho pianto. Sì, ho pianto. Perché non se n'è andato soltanto un vignettista straordinario, anzi il vignettista per eccellenza, l'ultimo rimasto, il genio ineguagliabile e assoluto, ma per me anche un amico vero, uno di quelli che ti restano nel cuore anche dopo anni di silenzio, come una carezza rimasta sospesa. Già, sospesa. La vita mi ha appena dato, per l'ennesima volta, la lezione che purtroppo non ho voluto imparare mai: non c'è sempre tempo. Non c'è sempre tempo per rivedere un amico, per dirgli "ti voglio bene", per riabbracciarlo, per bere un bicchiere insieme, per ridere ancora una volta come si rideva allora. Rimandiamo, sempre. Presi dalla corsa quotidiana, dagli impegni, da questa ruota che gira senza sosta su se stessa e che ci illude che ci sarà un'altra occasione, domani, o forse dopodomani. Invece no.






