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Martedì negli Stati Uniti ci sono le prime importanti elezioni da quando, lo scorso gennaio, è iniziato il secondo mandato presidenziale di Donald Trump. Sono considerate un primo “test” sul suo operato e sulle capacità del Partito Democratico di riprendersi dal momento di crisi e divisioni interne che sta attraversando, e per questo Trump si è impicciato e ha cercato di influenzare varie votazioni. Quelle da tenere d’occhio sono almeno quattro.

L’elezione di cui si è parlato di più, anche fuori dagli Stati Uniti, è quella per il sindaco di New York. Il favorito è Zohran Mamdani, socialista di 34 anni candidato con il Partito Democratico. Mamdani ha fatto una campagna elettorale molto efficace, sfruttando bene soprattutto la comunicazione sui social media. È nato in Uganda e, se eletto, sarebbe il primo sindaco musulmano di New York.

Trump si è inserito nella competizione elettorale appoggiando il candidato indipendente Andrew Cuomo, ex governatore dello stato dal 2011 al 2021, nonché uno dei più noti (e discussi) politici del Partito Democratico. Cuomo però aveva perso le primarie del partito contro Mamdani, e si è candidato come indipendente.

È molto inusuale che Trump (che è Repubblicano) appoggi un candidato storicamente associato al Partito Democratico, anche perché i Repubblicani hanno un loro candidato, Curtis Sliwa, che però non ha reali possibilità di vittoria. Mamdani è ritenuto dai suoi oppositori un politico radicale ed estremista (lo stesso Trump ha alimentato questa retorica, definendolo più volte «comunista»), mentre Cuomo è un moderato molto più vicino all’establishment del partito, e in generale un politico che Trump conosce bene. Il presidente ha anche minacciato ritorsioni in caso di vittoria di Mamdani, dicendo che ridurrebbe al minimo i fondi federali destinati alla città.